Sannio import-export: quelle storie di amore e esilio raccontate da “Repubblica”

Il flusso dall’entroterra, più export che import, sembra inarrestabile. In tanti a tornare, tantissimi a partire.

«Come Alessandro Focareta, 42 anni, regista e docente di cinema tra Buenos Aires e l’Italia. “Ricordo che il mio bisogno di indipendenza economica era talmente forte che decisi di andare via senza se e senza ma. Nonostante tutto – racconta – il legame con la mia terra d’origine è molto forte e sono riuscito a trasformare la distanza in una opportunità narrativa” (nel documentario “I vetri tremano”, disponibile su Raiplay, affronta il tema della distanza e la difficoltà di vivere lontano dai propri affetti). “Benevento la sentivo stretta, priva di opportunità”, ricorda invece Roberto Zarro, operatore della comunicazione.«Ma chissà che un giorno non ci sia la possibilità di fare il percorso inverso, in cerca di una nuova aria da respirare, e contribuire a rendere più respirabile, in quella che comunque, nonostante tutto, continuo a sentire casa mia».

Ma tornare nella terra natìa non è sempre facile. Non per la danzatrice Donatella Morrone, ad esempio. «Sono tornata in Italia, stanca di fare la vagabonda, ma restare stabilmente nella mia città d’origine è impossibile per il lavoro che faccio». Organizzerebbe volentieri un festival internazionale di arti performative nel Sannio, ma «c’è un lungo lavoro preparatorio da fare». Un sogno coltivato anche da Laura Esposito, acrobata aerea di corda volante, che forse – dopo tante acrobazie per l’Europa – proverebbe a dispiegare di nuovo le ali sulla propria terra.

“Quando ho lasciato la mia città ho riscoperto molti aspetti della città che all’inizio prendevo per scontati – racconta Nicola Caporaso, studente di architettura in Olanda – e che solo adesso riesco ad apprezzare. Purtroppo, non sempre il posto che chiami casa è il posto che ti offre le giuste possibilità. C’è tanto su cui lavorare e probabilmente ci vorrà molto tempo. Per il momento la rotta si allontana da casa, ma forse un giorno le cose cambieranno, e anche casa mia diventerà un posto che ti accoglie a braccia aperte e che ti offre innumerevoli possibilità”. Sono in tanti ad essere partiti, e in tantissimi a cercare pretesti e possibilità per tornare. O per dire “Torno Spesso”».

Da “La Repubblica”“Torno spesso”: quando la cultura evita lo spopolamento dei borghi
di Pasquale Raicaldo

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