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“No Borders”, ma nessuno emigra per piacere

Venerdì sera, stazione centrale di Benevento. Il treno Italo partito da Milano sei ore prima è in arrivo al binario 3. E quando si aprono le porte la stazione deserta si riempie improvvisamente. Un esercito di zaini Quechua, rotelle di trolley sbattute lungo il sottopassaggio e genitori in attesa. Il grande esodo all’incontrario. A due calcoli, metà della fascia 18-40 di questa città è stata regalata alle grandi città del nord. Torino e Milano. Approfittare delle elezioni per un’offerta sul biglietto del treno. Fuori alla stazione un murales con scritto No Borders e più piccola la scritta “nessuno emigra per piacere”. Una bomboletta nera ha provato a cancellarla la scritta. Al di là della strada c’è il negozio africano, unico assaggio di casa per chi la propria casa la vede solo in una videochiamata Whatsapp. Al di là del ponte una città che sa far partire ma non sa accogliere, che i ghetti li costruisce anche senza cemento e palazzoni fatiscenti, buttando sopra le persone e le cose una coperta di invisibilità. Come quel gioco che si faceva da piccoli, che da piccoli o da tristi è bello far finta di sparire ogni tanto. E da invisibili poter girare tra le strade di sabato sera, tra i candidati usciti con i loro vestiti migliori, tra le pattuglie messe a spaventare i ragazzini e a sedare le risse, facce sorridenti appiccicate ai tabelloni ai lati della strada, infilate sotto i tergicristalli delle auto parcheggiate. Una calca di adolescenti e un tormentone di cinque estati fa sparato a tutto volume è l’unico segnale di vita. E tra una settimana qualcuno dirà che il cambiamento è arrivato, qualche altro che già era qui e non ce n’eravamo accorti. E di tutti questi programmi, di tutta la voglia di cambiare le cose, di scendere in campo e mettersi in gioco, di spendersi per la comunità, che resterà? Quelle facce sorridenti verranno coperte da una pubblicità di un’offerta al supermercato. Qualcuno avrà vinto, come sempre. Qualche altro avrà perso, come sempre. Tutti torneremo ad essere invisibili, chiusi in appartamenti che si preparano alla nebbia di un nuovo inverno, tra Dazn che non va e i fuorisede che scendono per le vacanze di Natale. E niente cambierà, in una città che ha imparato dai suoi fiumi a scorrere uguale, senza particolari variazioni, senza correnti ad agitare le acque. Che certe volte si arrabbia e fa spavento, ma poi tutto torna uguale a prima. Tutti tornano a giocare a quel gioco che si fa finta di scomparire.

Venerdì sera, stazione centrale di Benevento. Il treno partito da Milano sei ore prima è in arrivo al binario 3. E quando si aprono le porte la stazione deserta si riempie improvvisamente. Un esercito di zaini Quechua, rotelle di trolley sbattute lungo il sottopassaggio e genitori in attesa. Il grande esodo all’incontrario. Facendo due calcoli, metà della fascia 18-40 di questa …

Dall’Angola al Sannio: l’entroterra e la musica ancestrale di Correia

Chalo Correira

Una musica ispirata dai temi ancestrali dell’Angola, tra suoni organici ed esplosivi. Un progetto di ricerca azione che analizza la relazione tra la carenza di luoghi di aggregazione e lo spopolamento dell’entroterra campano. Così la musica del cantautore africano Chalo Correia incontra l’associazione culturale “Textures” di Airola e il lavoro di “Torno Spesso”, progetto finanziato dalla Regione Campania con risorse …

Landscape 2021 e i filtri estetici dei “margini”

«Mai come in questo periodo storico, parole come territorio, paesaggio e comunità appaiono all’ordine del giorno e quasi martellanti, benché il senso di comunità sia più sfibrato, i territori più svuotati, i paesaggi più deturpati. E allora ben venga l’insistenza, se riesce a proiettare reale attenzione anziché distoglierla in un fiume di parole e vaneggiamenti politichesi». Così Il Mattino di …

Una summer school per le aree interne, “Liminaria” e Torno Spesso su “La Repubblica”

«Non c’è solo il post-pandemia, naturalmente. Il cosiddetto Antropocene cambierà profondamente l’identità dei luoghi. Dei piccoli borghi più che delle metropolis. E così parte dal generoso entroterra campana l’inderogabile sfida per ripensarne il futuro nell’era del cambiamento climatico. In questi giorni la Valle Caudina ospita una summer school, la proposta del progetto “Liminaria”, che da anni indaga le aree interne …

Di coppi di creta e lupi scomparsi

La nostra memoria collettiva è come una mappa, densa di luoghi un tempo abitati e vissuti, di racconti esemplari, gioie e drammi, mestieri scomparsi, epopee domestiche e miti familiari, che ci aiuta a orientarci come una stella traslucida e ci salva in qualche modo dal caos del presente. È in quei luoghi e in quei racconti che ritroviamo noi stessi …

«Fuga annunciata dei giovani»: “Torno Spesso” torna su Il Mattino

«In un momento di dibattito infuocato sulle sorti della didattica e sulla tenuta economica dei territori, tra lockdown e aperture a singhiozzo – scrive “Il Mattino” – arriva il punto di vista degli studenti del Sannio sul tema cruciale dello spopolamento delle aree interne. A raccogliere la voce di oltre 600 adolescenti delle quarte e quinte superiori di Benevento e …

Sannio import-export: quelle storie di amore e esilio raccontate da “Repubblica”

Il flusso dall’entroterra, più export che import, sembra inarrestabile. In tanti a tornare, tantissimi a partire. «Come Alessandro Focareta, 42 anni, regista e docente di cinema tra Buenos Aires e l’Italia. “Ricordo che il mio bisogno di indipendenza economica era talmente forte che decisi di andare via senza se e senza ma. Nonostante tutto – racconta – il legame con …

Borghi culturali per superare comunità di beghe condominiali

Appunti dal primo incontro formativo di “Torno Spesso”, con la partecipazione di Bertram Niessen, Filippo Tantillo, Emmanuele Curti e Marco Trulli Analizzare le connessioni tra l’assenza di luoghi di produzione e diffusione della cultura e lo spopolamento delle aree interne: questo l’obiettivo che ha accompagnato tutta la prima fase del progetto “Torno Spesso”. «Le aree interne sono insediamenti che rispondono …